Post-it #1 Bravo Calcu'

Calcutta. I contorni di quel nome erano sfumati. Era qualcosa di acquisito, esistente e resistente anche se in un modo incomprensibile per un musico, diciamo un po' agè. Indistinguibile, ai miei occhi, dalla parodia fatta da "Le Coliche", questo per dire quanto non lo conoscessi, ma quell'imitazione era anche sintomo di quanto invece fosse già... entrato nel quotidiano. Era solo un nome, con quel senso di fastidiosa spina nel dito quando qualcuno ha il nome di una città (chissà se è conclamata sta patologia?) e infatti guardare "La casa di carta" è stato faticosissimo!.

Quella città poi, nella mia testa ha un colore, un profumo, una storia, un velo bianco a strisce azzurre. Quel nome era un sopruso, ecco cosa mi evocava: un'irrispettoso sopruso, quindi ancora prima di sentire una qualsiasi nota, mi stava antipatico. Questo è o meglio fu.

Al contrario, quel delinquente di Coez (un nome normale no eh?!) e i suoi filmini familiari, scoloriti come la pellicola Super 8, mi garbava di più e ci avevo poggiato più l'oreccchio, non che gridassi al fenomeno, ma fu sicuramente attraverso quel buco della serratura che intrufolai l'occhio.
L'occhio si, perché la parte dell'occhio fu la prima che venne soddisfatta e di questo bisogna dargliene atto: pian piano stavano delineando un'estetica ben precisa, nelle immagini di copertina, nei video e, voluta o meno, piacevole o meno, non si poteva più ignorare che esisteva uno stile e indubbiamente un movimento.

Calcutta aveva spalancato una porta, creando quel linguaggio a cui tanti si sarebbero accodati, era diventato suo malgrado (?) "voce generazionale", eppure rimaneva di lato, sornione, dietro la barba sfatta e i Ray-Ban scuri, come in attesa, in contemplazione della decadenza della decade di cui lui stesso era opera e creatore. Lui era l'anomalia che riassumeva in sé tutte le criticità e tutta la bella novità di quell'Indie italico che si ergeva a nuovo cantautorato, non più tanto innocuo, non più relegato in una scatola di pulcini pigolanti.

Così, oltre a dargli del "maledetto genio" ogni volta che in farmacia dovevo comprare la tachipirina 500, avevo tolto il velo di indifferenza. D'altronde Il rinomato Dott. Calcutta era stato più che lungimirante ad intitolare il suo primo album "mainstream". Eppure questo fu l'altro strano corto circuito: uno con la faccia anonima di uno di ritorno da un rave, stordito, il cappuccio della felpa perennemente insaccato sul cappello da baseball, uno con un'intonazione perlomeno discutibile, con quel portamento alla "me so' svegliato da 5 minuti... ", con testi e suoni dozzinali, che ci fa ospite a Radio DJ?

Mi irritava, aveva rotto il patto dell'Indie, dei partigiani dell'underground...
Ma forse soffrivo solo della stessa "sordità" della quale soffriva mio padre nei confronti di un tal Vasco Rossi nell'87: lo tollerava, poco, come il ronzio di un insetto. Sto Calcutta era uno che sarebbe caduto nell'oblio presto, buono al limite per una puntata di Meteore 10/15 anni dopo.
Il successo non era contemplato, a meno che quell'andamento turbo-lento e vago, nascondesse la pianificazione dettagliata di una carriera.

Cinque anni di silenzio sono discograficamente un suicidio. In cinque anni sbiadisci insieme alle tue canzoni, rimpiazzate da mille altre, compresse nello streaming vorace. A meno che non stai preparando il capolavoro.

E "così de botto senza senso", esce il disco nuovo di Calcutta, Relax.
Ed è bellissimo! Un dono finalmente per la musica italiana attuale. Possiamo esserne fieri e grati.

C'è l'inchino costante al Battisti di "una donna per amico", costante ma non stucchevole, dove non c'è imitazione o manierismo, ma solo la palese conferma che il ragazzo ha capito la lezione (e non si ferma sotto ad ogni lampione). I detrattori, i disillusi, i nozionisti e i tecnici, ci troveranno ognuno il proprio Sacro Graal per adularlo o crocifiggerlo. Poi, quando avranno finito di vivisezionarlo, ammetteranno che siamo davanti ad un grande album di un artista maturo, che ha avuto pazienza, dedizione, autocritica e coraggio.

Bravo Calcù.

Commenti

  1. E bravo Sarno! Da semplice fruitrice ignorante e pigra, ti prendo sempre come suggeritore di "roba" da ascoltare... Finalmente un luogo pubblico dove leggere le tue "spoilerate". Aspetto il prossimo!

    RispondiElimina

Posta un commento

Post più popolari